Teatro Comunale di Pergine - 5 dicembre 2019

 

Giovedì 5 dicembre 2019 alle ore 20.45 si terrà il terzo appuntamento della Stagione Musicale  del Teatro di Pergine.

Un evento in collaborazione con Medici con l'Africa  Cuamm-Trentino, in occasione della Giornata Mondiale del Volontariato: "Abebech - Fiore che sboccia". Saba Anglana porterà sul palcoscenico del Teatro di Pergine giovedì 5 dicembre 2019 ore 20.45 l’evento "Abebech, Fiore che sboccia" un fitto intreccio teatrale tra canto e parola, tra note e narrazione. Lo spettacolo è composto soprattutto da testi e brani originali, ispirati al potere taumaturgico delle scale pentatoniche nella musica etiopica copta ortodossa. In queste esecuzioni è compreso anche il versante più primitivo e ancestrale della cultura del doppio e della trance come strumento di rivelazione e liberazione nel sacro. Attraverso la rappresentazione, che segue il filo della memoria, si ricompongono i traumi, si compie un esorcismo creativo che libera l’energia spirituale della guarigione dalla pena e dal disagio esistenziale.

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Odysseus Filò a Londra e Parigi

Ulisse viaggia oltre confine insieme a Penelope e gli altri personaggi della sua Odissea. A Londra (Coronet Theatre) e a Parigi (Hotel de Gallifet) con "Odysseus Filò", adattamento in forma oratoriale dello spettacolo NEL TEMPO DEGLI DEI, per la regia di Gabriele Vacis.
In scena, Marco Paolini, con Lorenzo Monguzzi e Saba Anglana.

 

Saba al festival Voci del Verbo Andare, Cattolica 24 novembre

SABA in dialogo con Emiliano Visconti e il pubblico.

CON FINEM

Ibridi, cioè grandi viaggiatori.
Una linea profonda marca il confine che ci contiene, viviamo parte del nostro tempo ignorandola, nelle nostre giovanili convinzioni. Il solco  per un po’ dorme, giocando a nascondino con le nostre paure. Ma negli anni più importanti della vita si scalda, diventa incandescente. Come la linea alba che divide il ventre e  imbrunendosi s’ispessisce su di una pancia gravida. Diventa urgente far partorire il confine, spingere fuori il bisogno di attraversamento, generare il nostro diavolo creativo, che è un demone viaggiatore.
Sarà finalmente tracciato il nostro luogo d’appartenenza non con l’isolamento, ma attraverso l’abbattimento delle barriere, permettendo alle diverse culture dei nostri padri, ai generi, agli stili e agli svariati repertori, di varcare il confine, arricchendosi reciprocamente, curando il vuoto e l’assenza. In un’epoca di nazionalismi in competizione, noi riscriviamo la nostra storia tra identità multipla, sradicamento e ritorno.
Genitori di noi stessi.
Presto ci accorgeremo più delle contiguità che delle differenze. Il confine, forte del suo etimo, includerà e trascenderà la fine: non ci spaventerà il limite.
E il viaggio curerà il nostro sottile disagio per l’indefinitezza, come una lupa che lecca i suoi cuccioli e li spinge poi con il muso verso la vita.

(Saba Anglana)

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