LIFE changanyisha - adnkronos

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Saba traduce in note il suo viaggio africano con 'Life Changanyisha'

Roma - (Adnkronos) - L'artista italo-somala testimonial della campagna internazionale 2012 Amref 'Stand up for African Mothers': "Ho viaggiato in lungo e in largo in Kenya per raccontare in musica e parole quello che hanno visto i miei occhi e ha sentito il mio cuore". Il progetto annovera tra i musicisti Luca 'Vicio' Vicini dei Subsonica e i Kayamba Africa.

Roma, 23 mar. (Adnkronos) - Ci sono tanti modi per raccontare un viaggio. La cantautrice italo-somala,Saba Anglana, affida la narrazione alle note. Luoghi, persone, colori, tribolazioni, atmosfere trasudano dalla musica che scorre lungo il suo nuovo album 'Life Changanyisha' che Egea pubblica lunedì 26 marzo. Testimonial della campagna internazionale 2012 di Amref 'Stand up for African Mothers', in Kenya Saba ha seguito per sei settimane la rotta verso i luoghi remoti che la maggiore organizzazione sanitaria in Africa sostiene aiutando migliaia di persone. "Essere testimonial Amref - racconta all'ADNKRONOS - è una grande responsabilità umana che porto con grande orgoglio. Ho viaggiato in lungo e in largo in Kenya per raccontare in musica e parole quello che hanno visto i miei occhi e soprattutto ha sentito il mio cuore perchè le persone che abitano in Italia possano rendersi conto di quali realtà si consumino dall'altra parte del mondo".

Da questo itinerario geografico, umano e artistico è nato il suo ultimo lavoro fatto di incontri con quei protagonisti, dalla savana alla periferia urbana di Nairobi, di cui Saba penetra umanità, esperienze, sogni, lotta per la sopravvivenza. Ed è proprio questo mescolamento che dà il titolo all'album: 'Life changanyisha' significa infatti 'la vita ci mescola'. E non stupisce, quindi, che siano l'inglese, il kiswahili e il somalo le lingue delle 11 tracce del disco: le prime due intese come idiomi universali, il somalo invece come il filo conduttore del legame di nascita di Saba con quella parte del mondo, l'Africa Orientale.

La musica, dice Saba, è "un'arma espressiva importantissima. Cavalcando questo grande valore, sono riuscita ad approdare al terzo album, resistendo in un campo in cui il mainstream è la musica anglosassone e la lingua che si ascolta nelle radio italiane è l'italiano e l'inglese. E - rimarca - resistere con delle lingue lontane nel tempo vuol dire essere riuscita a stabilire un contatto empatico col pubblico che ha bisogno di storie raccontate anche attraverso i suoni. Questo è il grande prodigio della musica. Quando sono andata in Kenya, nei villaggi sperduti, ho subito stabilito questo contatto con le popolazioni. Loro si approcciavano a me attraverso la musica e la danza, io rispondevo nello stesso modo e non come una semplice turista e cioè in maniera passiva. All'inizio ne erano stupiti, ma poi hanno accettato questo canale e ci siamo divertiti molto. Parte di questa esperienza è entrata in questo disco: le loro voci e spesso anche i loro suoni accompagnati dai movimenti delle loro danze che si sentono anche nell'album".

Nell'album soffia un vento caldo di East Africa, anche se in nessun modo è ospitata nel disco la restituzione di una cristallizzazione "roots", da guida turistica, delle tradizioni popolari. Dopo chilometri e chilometri di terra rossa, ci si ritrova nell'abbraccio sonoro di un villaggio intero che si muove ritmicamente nel rituale dell'incontro. E Saba, così accolta, partecipa offrendo anche lei il suo canto, come uno scambio immediato di doni. La musica e l'espressione canora, diventano dunque "ponti immediati di comunicazione e fecondano così nuovi ricchi territori dove ci si racconta senza necessità alcuna di difendere la propria identità culturale dall'esperienza fertile di un cambiamento".

Dalle registrazioni sul campo nell'aperta savana dei cori masai ai confini con la Tanzania, al lavoro musicale con i ragazzi degli slum di Nairobi, tra zaffate di colla sintetica e occhi indimenticabili, nel tempo rubato al loro lavoro di raccolta di materiale di riciclo nelle discariche della città, il canto dei villaggi, delle mamme, dei figli, degli agricoltori come dei guerrieri e degli adolescenti alla periferia della metropoli, sono l'anima di un popolo che sublima in musica l'esperienza viva della storia presente e passata. Il canto come esorcismo del terrore, come slancio di speranza, strumento principe dell'oralità. I temi delle canzoni raccontano infatti soprattutto questo.

Fabio Barovero ha prodotto l'Album, arruolando fra i diversi musicisti Thomas Gobena, dei Gogol Bordello, Luca "Vicio" Vicini, dei Subsonica, Federico Sanesi, uno dei massimi suonatori di tabla, il Maestro Rajab Suleyman fondamentale depositario dell'arte del qanoun di Zanzibar, i Kayamba Africa, il più famoso gruppo vocale dell'East Africa e le Bismillahi Gargar, collettivo femminile di voci somale ai confini roventi con la Somalia.

La spinta delle divisioni tribali anche in Kenya, come drammaticamente in Somalia, marca le differenze tra persone a cui ancora oggi addirittura non è concesso di amarsi semplicemente perché provenienti da contesti diversi. Nella confusione delle presunte "razze in opposizione", nel primo brano del disco 'Life Changanyisha' Saba immagina una potente creatura ibrida dagli occhi rossi, la pelle verde e i denti affilati che vive come un animale che si scalda al sole e non appartiene a nessun gruppo, a nessun villaggio, ama liberamente e sparisce nella foresta.

In "Heskenna" sono le Bismillah Gargar (collettivo femminile di voci somale) a raccontare con Saba l'enorme responsabilità della donna come vero e proprio pilastro della società africana. Una società in cui ancora in molti casi le donne "danno la loro vita per dare la vita", morendo di parto. Le donne dunque e la componente materna del loro amore. L'accoglienza, il desiderio di tenere in grembo in un abbraccio antico anche i loro uomini, di proteggere i propri figli. Il nucleo della vita che sanno generare e che dunque difendono istintivamente dalla morte, dalla guerra, dalla distruzione. La speranza di un intero continente.
Il penultimo brano del disco è 'Mukulal', in somalo significa 'gatto' (in swahili lo stesso termine si traduce, come cantano le voci dei ragazzi di Dagoretti in questo brano, in 'paka') simbolo del "randagismo", della vita di strada che canta e ben conosce James, uno di loro, che vive come molti nello slum ai margini della società. Il parallelo con la vita dell'immigrato marchiato come clandestino nei paesi occidentali diventa il contrappunto costante nella canzone.

Saba è un'artista molto eclettica. Laureata in Storia dell'Arte, si occupa di tecniche di restauro, lavora nell'ambito dell'editoria e della comunicazione. Parallelamente si occupa di spettacolo, lavorando come attrice in produzioni teatrali e televisive, sviluppando progetti discografici in ambito internazionale. Si potrebbe dire che nessuna arte manca all'appello, anche se è più conosciuta come cantautrice, doppiatrice e attrice.Già nota al pubblico televisivo italiano per aver interpretato il ruolo della poliziotta Katia Ricci nella 2° e 3° serie della fiction Rai 'La Squadra' (in cui l’attrice combatteva contro i pregiudizi razziali occupandosi anche di casi di immigrazione clandestina dall’Africa), incarna con il suo lavoro un intreccio profondo tra cultura africana ed europea. Tra il 2007 e il 2008 è uscito in tutto il mondo per l'etichetta inglese World Music Network di Phil Stanton il suo album di debutto 'Jidka (The Line)', ispirato al contatto tra le varie culture di cui Saba è figlia. Un disco, di cui è anche autrice, che ha avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica tanto da comparire con i suoi brani nelle raccolte di cantanti del calibro di Sally Niolo e Miriam Makeba.

Nel 2009 Saba e il produttore co-autore delle musiche Fabio Barovero, hanno incontrato ad Addis Ababa musicisti tradizionali e contemporanei: una ricerca musicale sul campo nella capitale etiope, dove convergono un po' tutti gli stili musicali del Corno d’ Africa. Qui si sono effettuate le registrazioni con sessioni e appunti, come quelle con Endale Abate, Belay Alemayehu, Binyam Berhanu ed altri musicisti con strumenti tipici della cultura etiopica come il krar, masinko, washinti, sax. Questi contributi sono parte del melting pot sonoro, di lingue e di culture che costituiscono l'album 'Biyo', titolo che rimanda al termine greco Bios, cioè Vita, ma che in somalo indica con significativa attinenza l’ Acqua.

fonte: adnkronos